Una voce che “frusta” e una dolcezza che disarma

Respect – the Woman, the Queen, the Soul of Aretha Franklin

Daria Biancardi è unica: una voce che non può passare inosservata, come la sua dolcezza e la predisposizione naturale a prendersi cura dell’altro, qualunque esso sia. Un interprete di successo, che ha inanellato una serie di successi importanti dalla del talent show di Rai Due The Voice of Italy (2014), la finale di All togheter now (2019) show musicale condotto da Michelle Hunziker e lo stesso anno, si impone anche all’estero vincendo NY canta, festival della musica italiana negli Stati Uniti, vincendo poi la supersfida dei migliori di All togheter now (2020). Quando Daria è sul palco, domina con la sua capacità interpretativa e la potenza vocale, ma nella vita di tutti i giorni con la sua divisa bianca di volontaria, sorprende. Daria, da sempre, si dedica agli altri come volontaria, trovando ragione e forza, in attività umanitarie per le quali si sta formando come crocerossina. Per portare quel “rispetto” nel quale crede fortemente e che- dice- rende migliore la vita. Daria Biancardi è tutto questo: una gran voce, ma soprattutto una grande donna.

Daria, come convivono in te “la voce” e la donna?

Sono tutto questo, in un mix esplosivo e verace, spontaneo. Sono una siciliana doc, palermitana per la precisione, ma soprattutto esattamente quello che si vede, non riesco a nascondere niente! La musica, la voce, li ho avuti in dono dalla vita, alla quale sono davvero grata. Io ce l’ho messa tutta: ci vuole impegno, voglia, senso di responsabilità perché quanto abbiamo ricevuto, possa davvero dare i suoi frutti. Ci vuole rispetto (Respect una parola che è ricorrente per me), per quanto ricevuto e capacità di condivisione, per trasformare il nostro dono, in dono. Con la musica so di poter dialogare e comunicare, portando un messaggio di speranza anche a chi non ne ha. E questo è meraviglioso.

Daria Biancarti - Foto ©  Ilyà Fotografia
Daria Biancarti (Foto © Ilyà Fotografia)

Perché Aretha Franklin?

Sono figlia del pop degli anni ’90 e spesso la mia voce veniva accostata alla sua. Ho cominciato ad ascoltarla e mi si è aperto un mondo. Aretha è per tutti, la miglior cantante in assoluto ed io, che arrivo dal profondo sud, temevo di essere indiscreta, varcando la soglia proibita di una cultura forte e radicata. Ma durante un tour in Europa, con una produzione tedesca con artisti americani, proprio loro, mi dissero che potevo farlo. Il mio legame profondo con il mondo di Aretha parte da lontano e mi ha portata fino a Memphis, alla ricerca del Soul, in quella terra di grandi contraddizioni dove lei ha vissuto. Per comprendere, sono convinta che si debba sempre guardare da vicino e per questo ho interrogato chi potesse averla conosciuta, cercando di “trovare” la strada che mi conducesse alla sua anima. In un locale cantai Aretha e capii che la diffidenza aveva lasciato il posto all’accoglienza. Ho ripercorso la storia di quello che è il movimento dei diritti afroamericani, che lei ha scritto con M. Luther King, precorrendo ogni lotta.

Il Tour Respect – the Woman, the Queen, the Soul of Aretha Franklin è partito da Bologna, dove sei stata ospite anche del Premiato Circo Volante del Barone Rosso di Red Ronnie, per poi volare al prestigioso Festival Internazionale del Blues all’Arena Nord Frederikshavn in Danimarca, poi Roma e la tua amata Sicilia, dove sei ancora impegnata in tre prestigiosi teatri. Un successo e una conferma. Come è stato tornare a cantare dal vivo?

Il Tour è un viaggio introspettivo, in cui, intervallando racconto e canto, ripercorro il mio percorso artistico, che è stato fortemente ispirato dalla vita e dalle opere di Aretha e ha generato forti emozioni, in me ma anche nel pubblico che, dopo il forzato isolamento, ha partecipato, diventando protagonista, in uno scambio di energia positiva. È stato per tutti liberatorio, perché questo è il potere della musica dal vivo, come del teatro e dello spettacolo in genere. Forse, abbiamo avuto tutti modo di riflettere e godere maggiormente di occasioni che abbiamo aspettato e desiderato a lungo e se possibile, imparato ad apprezzarle ancora di più.

Quali sono i tuoi obiettivi con la musica?

Voglio portare il messaggio di inclusione e di amore a 360 gradi. Vorrei portare, semplicità, dolcezza: non ho la presunzione di cambiare il mondo, ma credo che la gentilezza, un sorriso possa fare più di qualunque cosa al mondo. Sii gentile ed abbi coraggio, questo è il mio motto.

Daria Biancarti  - Foto ©  Ilyà Fotografia
Daria Biancarti (Foto © Ilyà Fotografia)

Come donna, qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio obiettivo è diventare una crocerossina; sto studiando e sono da poco passata al secondo anno e se tutto va bene, concluderò l’anno prossimo il mio percorso di formazione. Sono una cantante, ma ho la certezza di essere nata per fare questo. Voglio potermi occupare di diritto sociale e umanitario a servizio degli altri anche con la mia musica. Il mio sogno nel cassetto, il mio progetto, è quello di andare in Africa, dove sono già stata, con un’associazione con la quale sono già in contatto e con la quale collaboro. Lì voglio poter mettere a disposizione il mio “talento” per fare musica con i bambini, le donne. Questo è il mio sogno …

Questo omaggio che fai ad Aretha è una sorta di “viaggio artistico”, come lo affronti? Cosa porti con te?

Aretha ha una voce che sembra plasmata da Dio e quando canta i Gospel, in particolar modo, riesce a trasformare il canto in un “incanto divino”. È un viaggio per il quale sono euforica e anche un po’ impaurita. Mi affido a quello che sento. Posso solo cercare di essere la migliore versione di me stessa e averne Respect. Questa è la parola più importante, il Rispetto per tutti per ogni essere umano. Questo viaggio, lo intraprendo come artista ma soprattutto come donna e con tutta me stessa.

Foto copertina – Daria Biancardi (Foto © Emilia Di Maggio)

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