Aldo Losito: “Cantavo la disperazione e la rabbia, oggi canto la speranza”

Esce tanta musica ormai, quasi a getto continuo, ma c’è della musica che ci conferma come la tradizione cantautorale italiana, sia ancora viva. Il disco L’Urlo di Aldo Losito è uno di questi. Aldo Losito nasce a Mottola in provincia di Taranto, in una famiglia di musicisti, ma questo, invece di avvicinarlo alla musica sortisce su di lui, all’inizio una sorta di rifiuto verso gli strumenti che riceve in regalo. Il suo spirito libero non lo salva, però, da quello che è un destino già scritto e una passione che nonostante tutto, prende il sopravvento e il colpo di fulmine arriva, quando sente suonare la chitarra elettrica in uno dei tanti garage dove negli anni’90 si faceva musica. Aldo Losito è “il cantautore” per antonomasia: un vero spirito libero, un don Chisciotte che impavido sfida le leggi di mercato, lavorando come un vero artigiano di note e parole, per dieci anni alla sua “creatura”: L’Urlo. Il disco composto da venti brani è un capolavoro, di parole, suoni, curato nei minimi dettagli. Oggi Aldo ci fa entrare nel suo mondo, dove la musica è la vera regina.

Aldo, nasci come “rockettaro”, ma oggi i tuoi testi, sono poesie. Come hai scoperto il cantautorato?

Ad un certo punto, da rockettaro convinto, ho scoperto il cantautorato italiano e la sua poetica. Le cose più belle le ho sentite, proprio, dai rocchettari, quando abbassano la guardia, addolcendosi. Ho cominciato a guardarmi dentro, a scavare per capire quale fosse la mia identità, che sapevo essere unica: dovevo solo trovarla. A vent’anni fondai un’ennesima band che questa volta suonava la mia musica. Poi il solito giro di “giostra”: tante promesse, un’etichetta e il primo contratto. Tanto lavoro, pochissimi soldi e parole alle quali non seguirono mai fatti. Fu la fine del gruppo ed io, andai per la mia strada. Da lì una carriera da cantautore solista e Sanremo, cinque finali e Se potessi, del 2010, incluso nella compilation di Sanremo.

Aldo, L’Urlo è il risultato di dieci anni di lavoro, con il quale sei andato del tutto contro tendenza in un mondo che sforna musica alla velocità della luce. Sei, infatti, un cantautore che, come un artigiano, scrive senza fretta, con una cura d’artigiano. Ci racconti?

È stato un lavoro lungo che si è sviluppato nell’arco di dieci anni, con prima uno studio di sonorità e poi a mano a mano, nella scrittura dei venti brani che lo compongono. Per capire da dove parte è importante spiegare da dove vengo… Un incontro casuale e una proposta per firmare un contratto a Milano sembravano spalancarmi porte che invano fino a quel momento, avevo cercato di aprire. In molti sono interessati alla mia musica, ma purtroppo da quel momento, sono seguiti tre anni, forse i più difficili della mia carriera. Non mi facevano pubblicare nulla e la mia carriera, sembrava essere bloccata in un fermo immagine, con una firma, ancora una volta, su un contratto inutile. Per un anno ho resistito, facendo cose commerciali che mi davano da vivere, ma non potevo sacrificare la mia musica in cose che non mi rendevano felice. Sono scappato dai copia incolla, da chi cercava giri armonici o rime che funzionassero. Tornai in Puglia e la prima cosa che scrissi, fu un brano in dialetto mescolato con il francese, per celebrare il ritorno a casa, Niend e Nisciun. Ho aperto il mio studio di registrazione dedicandomi totalmente al mio progetto, mettendo insieme tutte le mie esperienze, ritrovandomi, finalmente.

Aldo Losito

A colpire immediatamente è la copertina del disco, per la quale si potrebbe aprire un capitolo a parte, per la cura con cui è stata pensata e realizzata. Ce ne parli?

La copertina illustrata da Silvia Pastano è un vortice d’acqua che inghiotte e cancella, occhi spaventati e braccia tese, per non dimenticare i tanti dispersi ed i morti nei nostri mari. A fare da guardiano, ricordandoci di non smettere di sperare, c’è un maestoso albero di Eucalipto Arcobaleno, che, ogni anno dopo aver completato la muta, si tinge di arcobaleno e con i suoi molteplici colori celebra la meravigliosa unicità dell’essere umano. Ho lavorato tantissimo perché potesse anche nella cover e nei particolari, essere espressione di un lavoro importante denso di contenuti, di riflessioni. Sono convinto che ogni canzone abbia il suo profumo e il disco deve poterlo conservare e soprattutto, farlo arrivare a chi lo avrà tra le mani.

L’Urlo è il disco che sancisce il tuo essere un battitore libero: venti canzoni dove ci sono collaborazioni come Foresta di piume con Gary Wallis batterista Pink Floyd, L’ultimo respiro cantato con Durga McBroom (cantante attuale dei Pink Floyd), Massimo Tagliata fisarmonicista non vedente che ha suonato con Biagio Antonacci, o ancora Cesko Arcuti degli Après La Classe per Niend e Nisciun. Raccontaci.

Un progetto che è il frutto di dieci anni di lavoro, dove si scandagliano sentimenti, ma dove a vincere è la speranza, che cancella tutto il brutto del mondo. È la mia reazione: è L’Urlo delle nostre coscienze alle ingiustizie clamorose del mondo, che dovrebbe fermarsi per invertire le cose. Se non si riesce a smuovere le coscienze, avremmo fallito tutti. Abbiamo diviso l’atomo, ma non sappiamo dividere il pane.

 …questo è l’urlo dei dispersi

contro il grasso delle panze

che ha coperto le coscienze

Il tuo sorriso guarisce è il singolo che ha il compito di accompagnare con il suo video la pubblicazione de L’Urlo. È dedicata a tua figlia, una canzone speciale per le due donne della tua vita, è così?

Ho scritto questo brano con una culla accanto, in quello che, finalmente, era il mio studio e il nido, della mia musica e della mia famiglia. L’ultima in ordine di tempo, che ho volutamente messo al primo posto nell’album. Questo brano dedicato alla mia bambina, che è nel video, cancella in parte il dolore de L’Urlo, rimettendo al centro la speranza che è la vera protagonista. Il mio grazie va ad Irene, mia figlia e Monica mia moglie, a tutti gli amici, la mia famiglia, ma non posso non ringraziare Angelo Guagnano, chitarrista e produttore di suoni, che ha creduto in me e nel mio progetto. 

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