Veronica Surrentino per lei tutto Tranne Te

per sognare con i piedi per terra

Veronica Surrentino è una cantautrice raffinata, che sceglie con cura le parole, perché arrivino dritte senza giri o fronzoli inutili. Cresciuta artisticamente col Rhythm and Blues, nel nuovo singolo Tranne Te, traccia il suo nuovo percorso. Un testo, tutt’altro che banale, in equilibrio con la melodia, che trova nella sua sorprendente voce la cornice perfetta. Veronica ha una carriera di tutto rispetto che si è fatta di palco in palco, dove con la sua “famiglia artistica”, ovvero Aldo Martino e Gianfranco Bonavolontà che suonano con lei da sempre, ha collezionato tantissimi live. Quest’anno complicato le ha permesso di lavorare diversamente, a testi e progetti, che ora è pronta a realizzare. Lei è concreta e tenendo i piedi per terra, continua a sognare: Tranne Te è solo la punta dell’iceberg, Veronica ha tracciato la sua rotta e saprà sorprendere.

Veronica Surrentino

Veronica come è arrivata la musica nella tua vita?

“Ho iniziato pianoforte a quattro anni, perché mio nonno era appassionato di Opera lirica, mia mamma amava il jazz, mia nonna la musica popolare e come se non bastasse, mio padre è napoletano… Mio nonno mi pagò le prime lezioni di piano, un investimento pieno di amore e fatto col cuore per darmi la possibilità di avvicinarmi alla musica. Mi piaceva anche cantare e da bambina, sarei voluta andare allo Zecchino D’oro, ma la mia famiglia non volle per timore che fosse “pericoloso” per me essere catapultata in certi ambienti. Il canto, quindi, è arrivato al termine delle elementari e verso i tredici anni a Torvaianica, in un karaoke, fui notata da una persona. Cominciò tutto così, in modo imprevisto e naturale, come se davvero fosse semplicemente qualcosa che avevo dentro e che con urgenza, dovesse venire fuori. Quell’estate segnò il mio esordio a eventi d’intrattenimento di ogni genere, diventando dai quindici anni, un lavoro del quale ero molto fiera: in questo modo potevo aiutare la mia famiglia contraccambiando tutto l’amore ricevuto, ripagandoli dei sacrifici fatti”.

Dopo i live e tantissima esperienza fatta sul campo, come sei approdata al mondo della discografia?

“Nel mondo discografico ci sono finita più volte, ho scelto con consapevolezza di fare o non fare, rifiutando di partecipare a talent, dopo essere stata scelta. Perché? Forse non ero pronta o troppo irrequieta, ma sono convinta di aver scelto il giusto per me, in quel momento. Inizialmente, ho composto sole le musiche, poi nella tanta sofferta quarantena, che ammetto di aver vissuto come opportunità, ho cominciato a scrivere. Ho scritto i primi testi e si è aperta per me una nuova avventura, qualcosa che probabilmente è maturato col tempo, ma che finalmente mi spronava a partire, ancora.  Mi sono trovata comoda in questi nuovi panni, che erano finalmente e pienamente miei, dove non dovevo più sforzarmi di interpretare i pensieri altrui. Una bella sensazione e la consapevolezza di essere pronta”.

Tu dici che “La musica è condivisione”: com’è nata Tranne Te

“Ho cominciato a giocare con la ritmica, che mi girava in testa, prima ancora che con la melodia. Poi in studio con Gianfranco al pianoforte e Aldo con il basso, alla parte ritmica, abbiamo cominciato a suonarla. Solo così ha preso vita, delineandosi. Un’abitudine consolidata la mia di condividere queste intuizioni, con i miei musicisti che sono per me una vera famiglia musicale. Siamo fatti per la musica dal vivo e solo suonando, da quelle idee che mi frullano in testa, nasce la canzone. È lei che ci guida, ci trascina perché è la musica, la vera protagonista e sa dove condurci. Nessuno di noi ha mai le idee chiare, lasciamo che la navigazione sia senza bussola. All’inizio è pura creatività, che non si assoggetta a nessun mestiere o mercato. C’è una ricerca accorata dei suoni, uno studio ben preciso e importante. Siamo “animali” da live che fanno musica da sempre e nel fare l’arrangiamento, pensiamo già, con entusiasmo, a come potremmo farla dal vivo”. 

Tanto studio, tanto lavoro. Oggi che effetto ti fa risentirla alla radio, vedere il video?

“È una bella sensazione che non riesco a descrivere. Mi piace riascoltarla e, stranamente, visto che sono molto critica, sono soddisfatta e convinta di aver fatto un buon lavoro col mio gruppo e mi piace vederla andare a vele spiegate. È venuta esattamente come la immaginavamo e questo mi rende felice. Il video, non lo guardo se non per qualche motivo, perché non mi piace rivedermi. In compenso mia figlia ne fa un’ottima promozione! A rendermi doppiamente felice ci sono i bambini, Sofia e Lorenzo di cinque e sette anni, che mi fanno domande di ogni tipo bizzarre e buffe, facendomi ridere di continuo. La cantano e vanno molto fieri della loro mamma e questo vale un primo posto in tutte le classifiche del mondo!”

Tranne Te apre un nuovo percorso artistico. Qual è la nuova rotta?

“Siamo già al lavoro su un altro brano e la sensazione che provo è di essere in corsa, con gli occhi su Tranne Te, che va per conto suo regalandomi un’adrenalina creativa che mi spinge con meravigliose sensazioni verso nuovi stimoli creativi: energia positiva che si riversa su questo nuovo percorso, verso il quale vado fiduciosa consapevolmente, affidandomi. Stiamo cercando altri colori e un nuovo ritmo, lasciando ancora una volta che sia la musica a guidarci”.

Con tenacia e voglia di fare, fatica e costanza, hai costruito e reso reale il tuo sogno di bambina. Che consiglio ti senti di dare a chi volesse fare altrettanto?

“Il consiglio che mi sento da dare è quello di viverla. I live ti insegnano la fatica e sacrifici. La musica va sperimentata sul campo e vale la pena scontrarsi con la realtà. Sono i ricordi più belli che conservo, il senso dell’aggregazione con i tuoi musicisti, la complicità con la quale s’impara a gestire le emozioni, le difficoltà. Si colleziona esperienza che ci fanno crescere. Non credo nel tutto e subito, nei percorsi facilitati e spesso, anche i talent si rivelano solo “miraggi” che si dissolvono altrettanto velocemente”.

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